
Sempre più professionisti della sanità usano l’ipnosi come metodo di trattamento coadiuvante con altri. Non molti sanno realmente di cosa si tratta e sono tante le persone che non riescono a dare il giusto valore a questa tecnica.
Lontana da quelli che la ritengono una forma d’inganno o un mero trucco da circo, l’ipnosi è un procedimento medico, con delle indicazioni determinate, un riconoscimento professionale e alcuni condizionanti che determinano la sua utilità nel campo terapeutico.
Nonostante il termine utilizzato derivi dalla parola greca hypnos (= sonno), l’ipnosi non ha niente a che vedere con questo. Si tratta al contrario, di uno stato artificiale di grande concentrazione prodotta dalla coscienza, nella quale l’individuo entra in una relazione tanto intima col terapeuta, che le suggestioni di questo, non possono essere distinte dall’attività dell’ego dell’altro.
Durante questo stato “speciale”, l’ipnotizzatore può introdurre nella mente degli ipnotizzati concetti nuovi, oppure, eliminare concetti, che turbano il paziente. In base a questo criterio di classificazione vengono riconosciuti due tipi di ipnosi: ipnoterapia e espressiva. Il primo tipo di ipnosi, la ipnoterapia “soppressiva“, è il trattamento attraverso il quale si cerca di far sparire una forma di condotta sintomatica e coscientemente spiacevole per il paziente, come fumare, essere bulimici, togliere tic nervosi o confusioni minori del linguaggio. Una seconda forma è l’ ipnosi “espressiva”, durante la quale il terapeuta riporta alla memoria dell’ipnotizzato, esperienze passate che permetteranno al terapeuta lo studio della psicologia del paziente. In questo modo possono essere portati allo stato normale di veglia, certi problemi sui quali il paziente potrà riflettere per arrivare a una soluzione.
Il trattamento di ipnosi comincia con la presentazione e conoscenza del terapeuta. È necessario avere molta fiducia e una buona alleanza terapeutica tra il paziente e l’ipnotizzatore, affinché le suggestioni di quest’ultimo facciano effetto sull’altro.
Lì’ipnosi può essere suddivisa in tre fasi principali:
La fase 1, quella iniziale, porta l’individuo in uno stato di grande concentrazione e proverà una sensazione corporale di grande pesantezza.
La fase 2, è il passo seguente in quanto a livello di concentrazione. La sensazione corporale che si ha è quella di non movimento; se l’ipnotizzato cercasse di muoversi, avrebbe la sensazione di non poterlo fare. Può darsi anche il caso contrario, l’ipnotizzatore può indurre una sensazione di movimento e riuscire a far fare certi movimenti al paziente.
La fase 3, è la fase di maggiore concentrazione. La sensazione corporale è quella di non esistenza, cioè l’ipnotizzato non ha consapevolezza di possedere un corpo. È quest’ultimo lo stato della regressione, nel quale l’ipnotizzato, continua a ricordare cose del passato, della sua infanzia, fino al punto di rivivere esperienze che non ricordava.
Tutti possono arrivare alla fase 1, generalmente in 5 o 10 minuti, e già questo è in sé una fase utile per le cure abituali nell’ipnosi medica. La fase 2, arriva tra i 15 e i 20 minuti. È facile arrivare alla seconda fase, dopo avere ottenuto, in distinte sessioni, quattro o cinque fasi 1. La fase 3, è la più difficile da ottenere, può essere raggiunta solo in parecchie ore, nonostante il paziente sia ben allenato, e dopo avere ottenuto molte fasi 2. Per migliorare i risultati, il paziente, può realizzare allenamenti personali a casa, mediante la registrazione di un’induzione all’ipnosi con la voce dell’ipnotizzatore.
In generale, tutti possono arrivare a una fase 3, anche se c’è chi ha una maggiore facilità rispetto agli altri, considerando che molto dipende da quanto si è suggestionabili. In ogni caso, l’ipnosi è un procedimento che insegna al paziente come arrivare a uno stato di grande concentrazione che in alcuni casi può fungere come terapia per risolvere vari problemi.
Autore: Ilaria Mancini - Email mancini@guidaconsumatore.com